Sai che concordo!
Cari Momenti,
vedere questo blog andare alla deriva un pò di dispiace. Allora colgo l'occasione per fare un copia e incolla di un articolo presente su La Nuova.
Si parla della ZTL di Seuna, rione storico di Nuoro.
Ne so poco ma mi viene da dire che si tratta di un'idea del cazzo.
Pare che l'esigenza sia preservare il quartiere dal passaggio e parcheggio (ipotizzo selvaggio in entrambi i casi) nelle viuzze del rione.
Solo che alcuni abitanti si sono trovati in condizioni migliorabili a causa dei fiscali controlli da parte dei vigili.
Mi sembra una classica idea da biddai che vogliono fare i metropolitani.
Cazzo...siamo una cittadina urbana. Già ci sono quei cazzo di striscie blu, adesso la ZTL e dopo?
Videocamere in tutte le strade? Pedaggio nell'inutile tangenziale cittadina?
Copio e incollo l'articolo de La Nuova:
«A Seuna, quartiere storico della città insieme a Santu Predu, ci vogliono costringere, con l’istituzione della zona a traffico limitato, a stare come in un “ghetto”». Lo affermano gli abitanti dell’antico rione, molti dei quali hanno già collezionato varie multe per avere parcheggiato l’auto di fronte alla propria abitazione con il bollino scaduto, attestante la residenza del propriatario.
In altri casi è stata contravvenzionata l’auto del vecchio genitore che faceva visita alla famiglia della figlia. Il bollino costa ogni anno 16,49 euro. Se poi la famiglia gode di altri componenti che hanno l’auto, l’intestatario deve pagare altri 16,49 euro.
Alcuni abitanti hanno chiesto il pass anche per qualche parente stretto, che per motivi diversi è costretto a visitare un parente residente a Seuna, ma senza successo.
Chi gestisce un’attività artigianale non può essere raggiunto dai clienti, nè costoro possono sostare poco lontano. I gestori dei laboratori artigiani hanno solo un permesso per brevissime soste relative al carico e scarico merci. Gli altri, anche quando devono ritirare manufatti pesanti, rischiano la multa.
La rete stradale di Seuna, tra le altre cose, è costituita da un dedalo di vicoli e vicoletti, per cui circolare rispettando i vari divieti e i sensi unici, diventa un problema. «Dichiarare il quartiere zona a traffico limitato - scrivono gli abitanti del quartiere in una lettera inviata al sindaco - è indiscutibilmente troppo. Giusto perchè in questo modo si sono voluti punire i suoi abitanti e i loro parenti».
Di conseguenza i cittadini auspicano che si vada alla revisione dei sensi di marcia e dei divieti, soprattutto in via Luca Cubeddu.
Le auto, infatti, non riescono a fare il loro ingresso nei cortili, dove abitualmente venivano parcheggiate. Occorre invertire il senso di marcia. D’altra parte, pagando per 30 anni il costo del pass, multe a parte, ogni abitante del rione deve sborsare circa cinquecento euro.
«Se è vero che il principio invocato dagli amministratori è quello di tutelare la “storicità” del quartiere applicando rigidamente la norma, i vigili urbani non fanno l’interesse della comunità e della città. Il balzello relativo al pedaggio per il transito o la sosta delle auto, ha un sapore davvero medioevale - scrivono gli abitanti di Seuna -. Nè riusciamo a capire perchè gli amministratori non vogliono ascoltarci, visto che la richiesta non nasce da una presa di posizione aprioristica, ma solo dopo aver accertato che la Ztl ha creato solo disagi. Dunque chiediamo la revoca del provvedimento e il ritorno a “Su connottu”, o che ci si sgravi del balzello. Altrimenti è come sentirsi prigionieri».
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scarica 400
Dopo settimane e settimane, ripasso per il nostro "momento angolare".
Ha avuto 4721 contatti. Probabilmente, metà di questi sono nostri. E gli altri chi sono?
Noi siamo, ancora, cinque compagni di liceo che hanno continuato a frequentarsi e sentirsi.
MI capita di incontrare persone della nostra generazione. Siamo gli unici ad avere una mailing list che ci tiene in contatto. Certo...è da un pò che latitiamo.
Ognuno avrà i suoi cazzi. Ben venga. Però ci siamo. Sappiamo che possiamo comunicare quando vogliamo.
Il fine settimana scorso sono andato in Sicilia per il matrimonio di Dave Mustaine con una ragazza siciliana.
Ho incontrato i suoi compagni di scuola. Per alcuni, l'ultimo contatto, tra loro, risaliva ad anni fa.
Noi abbiamo continuato con sms, mail, telefonate e incontri faccia a faccia.
Certo...a volte, anzi più di "a volte", finiamo a parlare sempre degli stessi argomenti. Gli anni del Liceo, gli anni di H.Tada etc etc sono sempre momento di risate.
Basta la storia della Suora che Suora non è più per farci impazzire.
Sembriamo già vecchi? Boh...di certo abbiamo una base comune che ci tiene uniti.
Cari Momenti, stavo già sognando di fare una reunion veronese nella mia nuova casa. Ma è rimandata.
La casa sogno della mia vita si è rivelata una mezza fregatura. Pazzesco.
Le agenzie immobiliari sono senza vergogna. E per fortuna il mio compare veronese ha avuto una semplice intuizione. Zio can...altrimenti l'avrei scoperto dopo averla comprata. O forse l'agente immobiliare (bella figa) me l'avrebbe detto prima?
Chi lo sa...fatto sta che si ricomincia da capo.
Ma sarà più impegnativo. In un anno ho visto decine di case. L'unica che mi piaceva era questa. Era quella dei miei sogni. Che due coglioni...
Forse è un segno del destino? Cambierò città? Cambierò lavoro? Troverò la ragazza che ha già la casa di proprietà? Potrò comprarmi qualche auto d'epoca?
Cari Momenti, ogni tanto, diamo ossigeno a questo blog. Basta poco. Anzi..basta scrivere!
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Nuoresi Importanti
La nostra zona industriale (a dirla tutta, più commerciale che industriale) di Pratosardo, a breve, avrà la sua toponomastica.
Le vie saranno dedicate a Nuoresi che hanno lasciato il segno nel mondo del commercio-industria-artigianato della nostra città.
La Nuova Sardegna riporta questo elenco:
Le proposte relative alle denominazioni riguardano commercianti e operatori nuoresi che hanno contribuito, con la loro attività, a far crescere e sviluppare l’economia della città. Si tratta di Enrico Devoto, fondatore e gestore dell’azienda di coloniali; Ferdinando Franchi, artigiano; Natale Ditel, titolare di un magazzino di materiali edili; Carlo Delpiano, artigiano che costruiva i carri agricoli; Giuseppino Congiu; Salvatore Angelo Marras; Francesco Giorgi ed Efisio Magnani, imprese edili; Fabien Mele; Aurelio Baghino, concessionario della Fiat e poi sequestrato, senza aver mai fatto ritorno a casa. Nell’elenco figurano anche il fondatore del Consorzio industriale di Pratosardo, Ezechiele Sanna; Pietrino Guiso Gallisai, che fu uno dei primi industriali della provincia di Nuoro; Francesco Corda; Salvatore Mariane; Antonio Cambosu, primo gestore del cinema Pidocchietto e poi del teatro Eliseo, dell’Arena e dell’Ariston; Domenico Di Francesco, il ragioniere continentale che contribuì a far sviluppare l’arte casearia industriale con la nascita dell’Apan (complesso adiacente all’attuale Euro Hotel di via Trieste); Davide Capra; Angelo Rocca, già sindaco di Nuoro e presidente del Consorzio di Bonifica della Sardegna Centrale; Battista Bosu, impresario edile; Livio Mauri, produttore e commerciante di manufatti; Nino Deroma, titolare della ditta che forniva olicombustili e gasolio; Michele Daddi, titolare del caseificio che una volta aveva la sua sede dove adesso insistono la galleria Emanuela Loi, la Banca Cis e l’Ascom; Antonio Solinas, arti grafiche; Sanna Basigheddu (Caruledda), commerciante di articoli per l’arredamento; Efisio Luigi Solinas.
Tra tanti nomi sardi, nell’elenco figura anche quello di Marisa Bellisario, l’ex a amministratore delegato dell’Italtel, che negli anni Ottanta rappresentò l’icona nazionale dell’imprenditoria femminile, poi scomparsa in giovane età a causa di un tumore.
Tra tutti questi, mi piace segnalare Ezechiele Sanna. E' stato il mio terzo nonno. Abitava sopra casa mia e ogni tanto mi portava all'UPIM, nel reparto giocattoli, e mi diceva "prendi quello che vuoi".
Casa sua era bella e misteriosa. Ogni tanto ci andavo e, girando per le stanze, curiosavo.
Mi ricordo quando arrivò la notizia della sua morte. Era, per me, uno di casa. E ci rimasi molto male.
Era quel nonno buono che, da bambini, tutti noi sognavamo d'avere.
Era stato, tra le sue varie attività, alla guida dell'ACI. Ricordo quando organizzava la Gonone-Galleria. La prima gara di brum brum che mi ricordo. C'erano le 126, le 500 e tante altre.
Scopro, con l'articolo de La Nuova, che lui è il fondatore del consorzio industriale di Pratosardo. Una grande persona.
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i muciurri si lamentano
Hola Momentos...
Ma si...dopo più di un mese, ridiamo vita al nostro blog. L'argomento chiave è il nostro amore per i biddai.
Alla festa del Redentore c'erano tutti i gruppi tranne quelli di Oliena ed Orgosolo.
Finalmente, i muciurri dicono il motivo:
Gonario Ghisu del gruppo Su Durdurinu di Oliena: “I fischi ai gruppi di Oliena sono stati pesanti negli anni scorsi. In ogni paese civile gli organizzatori avrebbero preso in mano un microfono per far smettere gli indisciplinati. Quando i gruppi di Nuoro si sono esibiti a Oliena, mai nessuno si è permesso di fischiarli e appena scesi dal palco sono stati pagati sull’unghia dai vari comitati”.
I gruppi folk sottolineano anche un problema di forma, che il Comune di Nuoro dovrebbe tenere ben chiaro per i prossimi anni: “Quando andiamo alle cavalcate di Sassari e Cagliari riceviamo un invito cortese a partecipare - dice Pietro Cattide del gruppo Su Gologone -. A Nuoro, culla dell’ospitalità sarda, dovremmo essere noi fare domanda per partecipare. Mai faremo una simile domanda. Quanto all’aspetto lucroso delle nostre ragioni, varie volte Nuoro ci ha chiamato per benefecenza e abbiamo sempre risposto con la nostra solidarietà, ma di questa festa contestiamo l’impostazione”.
Fischi ai Mucciurri? Noi? Noi Nuoresi? Quando maiiiiiiiii....
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FORZA CAGLIARI
Sono ventisei i rossoblù che agli ordini del nuovo allenatore Marco Giampaolo partiranno questa mattina per il ritiro di Santa Cristina di Val Gardena.
Portieri
Simone Aresti (1986): fa parte della Primavera.
Marco Fortin (1974): Proveniente dal Siena, è alla sua quarta stagione nella massima serie.
Antonio Chimenti (1970): E’ l’elemento più anziano della rosa.
Difensori
Josè Semedo (1985): Nazionale Under 21 portoghese, ha giocato l’ultimo campionato nelle file del Feirense (serie B lusitana).
Giacomo Garau (1987): viene dalla Primavera allenata da Gianfranco Ibba.
Cristiano Del Grosso (1983): Ex Ascoli, dove è stato allievo dell’attuale tecnico rossoblù.
Joe Bizera (1981): Seconda stagione a Cagliari.
Diego Lopez (1974): E’ assieme a Conti uno dei veterani dell’organico.
Francesco Pisano (1986): Terza annata nella prima squadra, ormai una certezza.
Andrea Peana (1986): Anche lui proviene dalla Primavera.
Michele Ferri (1981): E’ chiamato ad una conferma dopo il bel torneo dell’anno scorso.
Nella rosa figura anche Michele Canini, che rientrerà a metà stagione, dopo aver recuperato in seguito all’intervento chirurgico dopo l’infortunio.
Alessandro Agostini (1979): Deve giocarsi il posto con il neo acquisto Del Grosso.
Centrocampisti
Daniele Conti (1979): Uno dei fulcri del centrocampo cagliaritano.
Alessandro Conticchio (1974): Grinta ed esperienza al servizio della squadra.
Alessandro Budel (1981): Sulle spalle quattro campionati di serie A (Lecce, Parma, e gli ultimi due a Cagliari).
Salvatore Burrai (1987): Alla sua prima convocazione con i più grandi.
Antonino D’Agostino (1978): E’ all’esordio assoluto sotto tutti gli aspetti.
Gabriel Penalba (1984): Ha un fisico da corazziere (è alto infatti 1.93), insolito per un centrocampista.
Claudio Pani (1986): Fa parte della Primavera ma ha all’attivo anche due presenze in prima squadra.
Attaccanti
Mauro Esposito (1979): Atteso, dopo la deludente annata passata.
Antonio Langella (1977): Riuscirà a tornare ad essere “Rombo di Sorso”?
David Suazo (1979): potrebbe essere il più grande “acquisto” del Cagliari...
Simone Pepe (1983): A caccia del riscatto dopo la sfortunata stagione 2005-2006.
Andrea Cossu (1980): Grande talento si spera che possa giocare con più continuità.
Andrea Capone (1981): Bravo tecnicamente, cerca anche lui di ritagliarsi spazi più consistenti.
FORZA CASTEDDU, SEMPRE CON TE!!
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i concerti in Sardegna
Da qualche settimana c'è una notizia musicale che mi "sconvolge".
Stasera c'è James Brown (si proprio lui) che suona al molo di La Caletta. Incredibile.
Un pezzo storico della musica con 22 musicisti è sul palco dove ho visto gli "istentales"...
Che fortuna!! Vorrei proprio esserci. Ho riscoperto da poco James Brown. E' molto energico e positivo.
I feel goooooooooooooood!!!
Copio e incollo l'articolo de La Nuova come prova...
Sarà James Brown ad aprire domani sera l’ottava edizione del Mototono festival organizzato dalla Sardinia Entertainment al molo della Caletta. A partire dalle 21, la grande star canterà successi come «I got you (I feel good)» e «Please, please, please». Un concerto storico per l’intera Baronia, che sarà preceduto da un incontro nella sala consiliare, dove il padrino del soul verrà omaggiato. Con Brown, sul palco, tanti musicisti. Ventidue in tutto tra fiati, cori, percussioni e chitarre. James porterà in scena i brani che lo hanno reso celebre negli anni, da Night train a Sex Machine. Solo Elvis Presley lo ha superato a livello di hit e di presenze nelle top TEn. Prima ancora di ottenere il successo mondiale si chiamava già Mr. Dynamite. In seguito ha cambiato molti altri nomi: Soul brother n. 1, Mr. please please, The God Father of Soul. Tra gli artisti più imitati della storia della musica, domani si avvarrà di un gruppo di apertura inedito: i «Frizzanti» di Olbia, musicisti ormai affermati che Gatto Pancieri sceglie per le sue tournée.
Il cartellone, alla Caletta, proseguirà il 27 luglio con gli intramontabili «The Original Blues Brothers Band», che nella formazione vantanno Eddy Floyd, Rob Paparozzi, Dan Aykroyd, Lou Marin e che in occasione del loro ventiseiesimo anniversario di attività proietteremo durante il concerto il loro film. Grande attesa anche per la Ray Gelato Giant, la band inglese esplosa in Italia grazie al trio Aldo, Giovanni e Giacomo, che suonerà il 4 agosto. Quindi l’11 agosto, un’altra leggenda della Black Music ma al femminile, con le tre signore del Blues. Ovvero Three Ladies Of Blues: Joan Faulkner, Cinthya Utterbach, e Joanne Bell, si alterneranno sul palco con le loro vocalità potenti, intense e ricche di virtuosismi.
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L'attore d'opinione
La Nuova Sardegna è sempre ricca di spunti interessanti sulla vita nella nostra città natale.
Questa notizia riguarda un personaggio che ha lambito la nostra adolescenza.
Buona lettura:
Ventitrè minuti per raccontare una piccola fetta di tradizione isolana: la fede sarda. E tutt’intorno costruirci una storia di amore, passione, e sottili illusioni. Per la regista attrice nuorese Pj Gambioli era un sogno da accarezzare ogni tanto. Ma alla fine, quel progetto, lo ha realizzato con il film-documentario «Il destinatario dell’anello». «Questo progetto - racconta la regista - è nato in seguito alla precedente realizzazione di un documentario sulla filigrana sarda che ho girato a Nuoro nel laboratorio di Francesco Cadinu (L'UOMO D'OPINIONEEEEEEEE). Durante la lavorazione della fede sarda, mi è venuto spontaneo chiedergli se gli capitava mai di pensare al destinatario dell’anello. Lui mi ha risposto di no, ma la mia fantasia ha deciso da sè. Ho pensato che sarebbe stato bello ricamare una storia d’amore dei nostri tempi attorno alle particolari immagini documentaristiche che mostrano come si costruisce una fede sarda, un anello senza tempo. In questo film affronto la tematica dell’amore e della fantasia che esso suscita, ma anche l’illusione e l’apparenza. Il tutto accompagnato dalle splendide musiche del coro Ortobene».
Il docu-film, quasi interamente girato a Nuoro, è stato presentato nell’auditorium della biblioteca Satta, dal direttore della biblioteca Tonino Cugusi, dalla direttrice dell’Ufitziu de sa limba sarda, Maria Antonietta Piga, da una giornalista e dal responsabile delle Attività Produttive dell’Artigianato artistico della Confederazione artigiani di Nuoro, Giuseppe Denti. Sala strapiena, circa duecentocinquanta presenze alla serata: una ulteriore prova che la tradizione, soprattutto se raccontata in modo piacevole, tira eccome. «La fede sarda - ha spiegato Denti - è il simbolo della nascita dell’amore rappresentato dalla sovrimpressione a caldo della pianta della vite, stilizzata con il passare del tempo da tralci perlinati d’acini d’uva poggiati su piccolissime foglie. Sa munstra e s’achina si chiamava. Pj racconta la cultura della scienza e della conoscenza tutta nuorese in poche e velocissime immagini». I progetti della giovane regista nuorese, Gambioli, non si fermano comunque qui. Dopo aver girato alcuni cortometraggi documentaristici sulle Arti e mestieri in Sardegna, sette videoclip musicali, quattro mediometraggi e un corto, Pj Gambioli è attesa anche quest’anno dalla seconda edizione della rassegna di cinema indipendente sardo che si terrà a Nuoro dopo Ferragosto.
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Chi è?
Flatz pensaci tu...trova il nome della protagonista!!
Copio e incollo da La Nuova:
BOLOGNA. Si sono sposati a mezzogiorno e mezzo, alle 14.30 hanno litigato in modo così violento che è dovuta intervenire la polizia denunciandoli per interruzione di pubblico servizio. Lui marocchino di 32 anni, lei ventisettenne, originaria del Nuorese ma residente in provincia di Bologna: giovedì, dopo il matrimonio, sono saliti sul bus della linea 55 a Bologna, la cui corsa però è stata interrotta dal parapiglia che stavano provocando, prima con gli insulti poi con schiaffi, calci e pugni. All’autista non è rimasto che chiamare il 113. I poliziotti hanno scoperto che il giovane aveva ricevuto il 24 marzo un ordine di espulsione dal questore di Bologna, superato poi dal matrimonio.
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Cavalli che passione
Questa è una notizia molto biddica!! Copio e incollo da La Nuova:
Quando i cavalli finiscono nei verbali. Succede infatti (la notizia è della notte scorsa) che la festa patronale di Orgosolo, San Pietro, chiuda battenti a notte fonda, soltanto quando un equino a spasso nel centralissimo corso Repubblica viene preso in pieno da una moto. Ad avere la peggio è il motociclista: Salvatore Pira, 34 anni, ricoverato con prognosi riservata nell’ospedale di Nuoro. È andata meglio al cavaliere: Francesco Sanna, 21 anni, se la caverà con venti giorni di cure.
Il paese dei murales ha chiuso così la lunga giornata di festa, dopo le ultime polemiche sull’uso smodato dei cavalli nelle processioni.
Novità sul tema arrivano anche dalla Baronia: il centro storico di Orosei, infatti, rischia di diventare off-limits per tutti i cavallerizzi soliti passeggiare in sella ai propri destrieri tra gli sguardi ammirati dei turisti.
Una usanza che potrebbe essere messa in discussione da un episodio accaduto nei giorni scorsi in via Santa Veronica. Protagonisti D.D., 32 anni, che passeggiava in sella al suo cavallo con un amico, a sua volta in groppa a un altro stallone, e alcuni agenti di polizia stradale in servizio nel distaccamento oroseino. È uno di loro che ha fatto scendere a terra D.D. affermando che nel centro abitato è pericoloso circolare a cavallo.
Una notizia che ha lasciato a bocca aperta i presenti e dato origine a uno scontro tra il tutore della legge e il cittadino, il quale ha rispedito al mittente la contestazione, perché secondo lui chiunque, nella tranquilla Orosei, ha sempre potuto circolare a cavallo senza alcun problema. Peraltro, sostiene, non compare alcuna affissione che parli di divieti.
Un attimo di sconcerto, poi la situazione è precipitata. Telefonate ad avvocati, toni di voce piuttosto accesi. E alla fine il cavallo, protagonista involontario della vicenda, ha fatto i suoi bisogni.
«Proprio sopra il marciapiede - afferma D.D. - nel quale era stato spostato dagli stessi agenti».
La vicenda si è conclusa con un verbale, nel quale gli agenti hanno notificato al ragazzo «di essere stato sorpreso circolare con un cavallo che defecava sul suolo pubblico, senza provvedere alla pulizia dello stesso». Una contestazione a detta del giovane «inammissibile, visto che è stata la conseguenza di un comportamento non di certo dipeso da me» e che, a sua volta, D.D. è deciso a denunciare. La notizia dello scontro in via Santa Veronica ha immediatamente fatto il giro del paese, suscitando grande clamore.
Mai si era sentito prima che nelle vie del centro non si potesse circolare a cavallo, tanto che a Orosei (ma anche a Siniscola) non di rado capita di incrociare schiere di cavalieri dediti a lunghe passeggiate verso il mare. In totale armonia con la comunità.
L’episodio è quindi destinato a far discutere, se non altro per il corteo di protesta, ovviamente a cavallo, che alcuni residenti stanno organizzando nel centro di Orosei per i prossimi giorni.
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La Criminalità sarda
Copio e incollo da "La Nuova" questo interessante articolo sulla criminalità sarda.
La Sardegna ha una sua specificità anche nelle forme di criminalità. E’ il primo dato che emerge dal rapporto di ricerca coordinato da Antonietta Mazzette per il Dipartimento di economia, istituzioni e società dell’Università di Sassari. Si tratta del primo rapporto dell’ateneo sassarese, di un nuovo rapporto dopo quello della commissione d’inchiesta del 1972 che rivela i mutamenti della criminalità sarda.
La particolarità dell’isola è già stata messa in evidenza più volte, con riferimento alle strutture economiche e sociali della Sardegna e alla loro arretratezza. Ciò che è del tutto nuovo, nel rapporto che ora viene reso noto, è che la criminalità isolana è messa in relazione, invece, con i mutamenti radicali che proprio quella struttura economico-sociale ha subito per effetto di un processo di modernizzazione pluridecennale, ormai giunto a compimento. Siamo, insomma, a un vero e proprio salto di paradigma. La specificità delle forme di criminalità rispetto al quadro nazionale non è più da ricercare nel passato, ma in un presente in cui la tradizione, antichi codici di valore compresi, gioca ormai un ruolo residuale.
Si scopre allora, leggendo il rapporto, che, se rispetto alla maggior parte dei reati la Sardegna è in linea con i dati nazionali, ci sono due categorie di delitti che nell’isola sono sensibilmente più frequenti: gli omicidi e gli attentati. E che tutt’e due queste categorie di crimine hanno tassi di frequenza particolarmente alti in una zona che non è più la Sardegna centrale. Alla Barbagia si aggiunge la fascia costiera occidentale, da Olbia sino a Tortolì.
Antonietta Mazzette e Camillo Tidore, che si sono occupati della parte del rapporto dedicata agli omicidi, hanno scoperto che la motivazione tradizionale di questo crimine, la vendetta, è praticamente scomparsa, sostituita, al primo posto tra le cause che spingono ad uccidere, dai «futili motivi» (il 25 per cento del totale). Un segnale che dei vecchi codici ormai sopravvive solo la forma, ovvero il ricorso alla violenza come modalità diffusa di regolazione sociale. La sostanza non ha più nulla a che fare con la reale articolazione dei rapporti tra gli individui all’interno della comunità. I “balentes” di oggi non sono più agenti di un codice di giustizia alternativo a quello della modernità; sono balordi che usano la pistola per risolvere una lite al bar.
Gli attentati. Di questa parte della ricerca si sono occupati Maria Grazia Giannichedda e Carlo Usai, che rilevano come questo tipo di reato sia relativamente nuovo in Sardegna. Nel passato era molto meno presente. E’ solo a partire dal 1985 che gli attentati cominciano a crescere con un andamento vertiginoso, sino al picco del 1991: 385 in un anno. Oggi le frequenze di questo delitto sono il triplo di quelle della Sicilia e di poco inferiori a quelle della Calabria. Più della metà degli attentati sono compiuti nella provincia di Nuoro: il 52,3 per cento contro il 22,9 di Sassari, il 20,3 di Cagliari e il 4,5 di Oristano. Se si considerano, però, i dati comune per comune, c’è una sorpresa. Il primo posto va a Olbia: 16,8% rispetto al 9,7 di Nuoro. Il terzo e il quarto della classifica sono occupati da Fonni e da Orgosolo. Al quinto c’è Buddusò.
Dal punto di vista dell’analisi qualitativa, Giannichedda e Usai rilevano come la stragrande maggioranza degli attentati resti impunita, quasi mai si arriva ai colpevoli. Altro dato importante è che questo tipo di delitto non è esclusivo delle zone interne né di aree povere e marginali, come dimostra il dato clamoroso di Olbia ma anche l’alta frequenza di attentati lungo tutta la fascia costiera da Santa Teresa a Tortolì, zona turistica con tassi di reddito pro capite in crescita. Infine, soltanto l’8,7 delle vittime ricoprono incarichi politici o amministrativi e solo il 4 per cento sono poliziotti o carabinieri. Dato che ha una sua rilevanza se si vuole spiegare il fenomeno attentati. Spiegazione che Giannichedda e Usai legano a quattro principali moventi: le estorsioni, la concorrenza tra piccole imprese, la pressione verso autorità o istituzioni pubbliche, i contrasti di famiglia o di vicinato. Con una netta prevalenza delle prime due tipologie, a conferma del fatto che anche per gli attentati la radice del problema non affonda più nel passato e invece ha molto a che fare con il processo di modernizzazione, o meglio, con le particolari caratteristiche che quel processo ha assunto in alcune zone della Sardegna. In alcune aree urbane, ad esempio Olbia, la modernizzazione sembra essersi compiuta senza residui. E qui siamo in presenza di forme di criminalità molto simili, nei modi e nei moventi, a quelle di qualsiasi altra area urbana. Nelle zone, invece, dove più forte era il peso della tradizionale struttura economico-sociale e dei suoi codici di valore, sembra essersi realizzato una sorta di equilibrio, in cui alcuni aspetti del vecchio (l’uso della violenza come strumento di regolazione dei rapporti sociali) convivono con una società ormai pienamente inserita nel contesto dell’economia mondializzata.
Un’analisi che pare confermata anche dal capitolo della ricerca dedicato alle rapine, tipico reato urbano, di cui si sono occupati Stefania Paddeu e Camillo Tidore. Al contrario di quanto avviene per omicidi e per attentati, la media sarda di questo delitto è nettamente inferiore a quella nazionale, con una prevalenza della provincia di Cagliari, la più urbanizzata dell’isola. Il dato interessante è che mentre Cagliari e Sassari, nel periodo dal 1993 al 2003, viaggiano su un trend di stabilità, per Nuoro e provincia il tasso di rapine è in costante ascesa. Spariscono i sequestri di persona e aumentano, di anno in anno, le rapine. Un altro segnale di modernizzazione, in un quadro, dentro il quale la violenza è ancora una costante.
«Occorre spiegare - scrive Giovanni Meloni nel capitolo «La criminalità in Sardegna, un’interpretazione» - perché, nonostante i notevoli mutamenti economici e sociali, che hanno determinato la scomparsa del “banditismo classico” legato al “codice della vendetta”, si conservi pur sempre, in determinate aree dell’isola, un tasso di violenza assai elevato. L’ipotesi che qui avanziamo parte dalla constatazione che i processi economici, mentre hanno mutato la struttura della società delle aree interessate (eliminando la pastorizia transumante), non hanno risolto i problemi sociali di fondo».
Il vecchio, insomma, sopravvive come forma senza più contenuti. La violenza, slegata dagli antichi codici, diventa uno degli aspetti di una modernità realizzatasi solamente a metà. Con il rischio che il peggio del vecchio e il peggio del nuovo si puntellino a vicenda. Rischio che vale, in Sardegna, per la criminalità e per molte altre cose.
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